Eva, Faruk e lo spaesamento di un militante dinanzi ai manifesti del Pd
Cose che danno da pensare. “Conosci Eva?”. Uno fosse Adamo o Diabolik probabilmente sì, ma così, su due piedi… Bisogna immaginare un povero militante del Pd – uno che, politicamente parlando, come si dice, da un bel po’ canta e porta la croce. Però, non demorde. E quasi quasi questa tesserina al partito, crepi l’avarizia e la disillusione, per il nuovo anno vorrebbe farla – che magari, nel sostegno al governo Monti-Passera, si transita dall’esaltazione dell’Unità d’Italia sulla tessera del 2011 a quella dell’Intesa della stessa sulla tessera del 2012.
7 AGO 20

Cose che danno da pensare. “Conosci Eva?”. Uno fosse Adamo o Diabolik probabilmente sì, ma così, su due piedi… Bisogna immaginare un povero militante del Pd – uno che, politicamente parlando, come si dice, da un bel po’ canta e porta la croce. Però, non demorde. E quasi quasi questa tesserina al partito, crepi l’avarizia e la disillusione, per il nuovo anno vorrebbe farla – che magari, nel sostegno al governo Monti-Passera, si transita dall’esaltazione dell’Unità d’Italia sulla tessera del 2011 a quella dell’Intesa della stessa sulla tessera del 2012. L’elettore democratico è di facile contentamento: ha visto la foto di Vasto, ha sentito parlare del misterioso tunnel, ama Bersani e pure Crozza – trova saggio il primo e saggio il secondo. Ha ancora nella testa, inculcati dai democratici genitori, i versi di Gianni Rodari: “Bambini, imparate a fare le cose difficili…”, verso che si ripete, a personale incoraggiamento, quando vede Fioroni o ascolta, in un tutt’uno di ribollire di bile e di risalire di ribollita, il sindaco Renzi. E cose difficili appunto fa, legge Repubblica e si spiscia di risate con la Dandini. Ma una cosa così difficile, tanto cavillosa – a metà tra Settimana enigmistica e documento del Crs – non si era mai vista.
“Non c’è chi non veda…”, attaccavano così una volta, nell’era del memorabile Ufficio Stampa e Propaganda, sesto piano di Botteghe Oscure, i loro discorsi parecchi dei gran capi comunisti – adesso non c’è chi non veda, ma certo c’è chi non capisce. Tutta quella teoria di manifesti colorati – conosci Faruk o Fabrizio o Ezia, e perché mai, mi sono parenti a me? I compagni ne discutono anche in sezione. I più allertati hanno una strana sensazione: sarà mica qualche cazzata nostra? I più fiduciosi si rimettono al buon senso: ma no, tranquilli, staranno solo cercando concorrenti per il “Grande Fratello”. Poi, siccome ogni giorno ha la sua pena, e se sei democratico la pena raddoppia, come quando ti dice proprio sfiga al gioco dell’oca e riparti da capo, il mistero si è chiarito: è proprio roba nostra, compagni! E’ la campagna per il tesseramento: e Faruk ed Eva (non Kant) e tutti gli altri son democratici nostri pari, anzi di ancor più eccellente caratura. Così sono stati convocati presso la direzione del partito e portati sul terrazzo panoramico, al vento e al gelo, per farsi fotografare con Bersani. Il compagno segretario batteva i denti per il freddo, la sommità tricologicamente sguarnita, i compagni militanti si riparavano alla meno peggio con le copie dell’Unità. Una foto, due foto, cento foto – quelle che adesso stanno prendendo il posto della criptica domanda. Conosci Faruk? Ah, no? Eccolo! “Ti presento i miei”, il tema della campagna – evocativa, dopo Marilyn (la militante con la gonna al vento della festa dell’Unità), del film con De Niro.
“Non c’è chi non veda…”, attaccavano così una volta, nell’era del memorabile Ufficio Stampa e Propaganda, sesto piano di Botteghe Oscure, i loro discorsi parecchi dei gran capi comunisti – adesso non c’è chi non veda, ma certo c’è chi non capisce. Tutta quella teoria di manifesti colorati – conosci Faruk o Fabrizio o Ezia, e perché mai, mi sono parenti a me? I compagni ne discutono anche in sezione. I più allertati hanno una strana sensazione: sarà mica qualche cazzata nostra? I più fiduciosi si rimettono al buon senso: ma no, tranquilli, staranno solo cercando concorrenti per il “Grande Fratello”. Poi, siccome ogni giorno ha la sua pena, e se sei democratico la pena raddoppia, come quando ti dice proprio sfiga al gioco dell’oca e riparti da capo, il mistero si è chiarito: è proprio roba nostra, compagni! E’ la campagna per il tesseramento: e Faruk ed Eva (non Kant) e tutti gli altri son democratici nostri pari, anzi di ancor più eccellente caratura. Così sono stati convocati presso la direzione del partito e portati sul terrazzo panoramico, al vento e al gelo, per farsi fotografare con Bersani. Il compagno segretario batteva i denti per il freddo, la sommità tricologicamente sguarnita, i compagni militanti si riparavano alla meno peggio con le copie dell’Unità. Una foto, due foto, cento foto – quelle che adesso stanno prendendo il posto della criptica domanda. Conosci Faruk? Ah, no? Eccolo! “Ti presento i miei”, il tema della campagna – evocativa, dopo Marilyn (la militante con la gonna al vento della festa dell’Unità), del film con De Niro.
“La campagna è stata ideata da due giovani stagisti del partito – raccontano al Pd – volevamo rendere protagonisti i nostri militanti, le loro facce, i loro sogni, le loro passioni. Tutte cose vere”. Certo che sì: solo che debuttare, per esempio, con una militante appassionata della “Tosca” – splendida opera, ma dove tutti fanno una brutta fine: uno pugnalato, un altro fucilato, la terza giù da Castel Sant’Angelo, insomma, si poteva procedere meglio: il Cav., di suo, sarebbe andato più sul “Cavallino bianco” o sul “Paese dei campanelli”, tanto per non partire con un’ecatombe. Ma almeno, dopo l’inquietante domanda su ogni muro d’Italia: conosci…, e tutti a rimuginare: Carlo, Carlo, Carlo… mi pare, non è il marito della signora del terzo piano?, adesso ci sono le facce e uno si regola meglio. Ma al Pd insistono, e si sta studiando l’ipotesi la possibilità di un documentario, da girare in tutt’Italia, con le tante storie dei militanti. “Facciamo vedere che non ci sono solo gli Scilipoti” – che se lo facciano vedere intanto è un passo avanti: conoscete Mimmo?, così che nessuno (sito del Pd) dei “mobilitanti” – ci siam fatti gaddiani, da comunisti che eravamo? – possa, dionescampi, confonderlo con il nostro Faruk.